Non mi sento scrittore, a tanto meno poeta. Pittore, non parliamone nemmeno. In compenso provo un po' d'invidia per chi appartiene a pieno titolo a tutte queste categorie. I pittori riescono a ricreare sulle tele i colori del mondo, le forme della vita i chiaroscuri dei sentimenti. Gli scrittori sanno fissare sulla carta gli alti e bassi di un amore, i grovigli di un intrigo, lo sconforto delle delusioni, il batticuore di un'attesa. I poeti animano le parole con il volo dei loro pensieri, e ce le restituiscono nelle rime di una strofa. Ci ho provato anch'io, ma mi riesce difficilissimo: appena avvicino la penna al foglio le parole turbinano, si rimescolano e si rincorrono come i vapori di una pentola in ebollizione. I miei pensieri volano, ma quasi mai si lasciano fissare, né col pennello né con la penna, né con i tasti del computer. Non so se sognare sia un'arte, ma almeno per il momento fingiamo che lo sia, perché è l'unico campo in cui sento di poter giocare a pieno titolo, senza peccare di presunzione. Ora il problema è quello di dover presentare le mie opere: si fa presto ad esporre un quadro o a pubblicare un libro. Ma provate a pubblicare un sogno. I sogni si possono vedere solo quando sono realizzati, e se si realizzano smettono di essere sogni. L'ostacolo è più grande di quanto non sembri, e la discussione rischia di essere più noiosa di quanto non voglia. Lascio quindi da parte i sogni e vi presento alcuni miei scritti. Ho rovistato un po' nel passato, più o meno recente, e ne ho trovati un paio che, definire opere letterarie sarebbe certamente pretenzioso, ma la funzione di "opere" senza aggettivi credo la possano assolvere quasi con dignità.