Saltini Gianluigi

Il labirinto è un mito che da sempre appartiene all'uomo é rito iniziatico che tutti noi dobbiamo prima conoscere e poi consumare per rinascere per vivere e andare oltre i modelli che ci hanno insegnato senza rinnegarli, trovare il nostro sé ciò che noi siamo veramente dentro i grovigli e il caos delle nostre pulsioni primitive, lo stesso groviglio che emerge da quelle linee che si attorcigliano fra loro, è nel nodo gordiano che ciascuno di noi si trascina dentro e che dovrà scioglierli c'è il labirinto, lì c'è anche l'uomo e la donna, la vita, perché lì c'è il filo d'Arianna, la possibilità afferrandolo e prendendolo in mano, di rinascere, vivere, amare. Questo dicono e rappresentano simbolicamente molte opere di Gianluigi, questo è un grande tema per l'uomo, di cui offre la sua lettura, la sua interpretazione da pittore, d'artista appassionato che vuole vivere e condividere con noi la sua arte attraverso questo dialogo caldo aperto generoso. L'altro momento della pittura di Gianluigi, quello che io chiamo della materia, discende da Burri, uno dei più grandi maestri '900. Perché della materia?. Il nostro tempo ha una ricchezza di mezzi sconosciuta ai nostri padri, quei mezzi sono molta parte della nostra vita, sono l'essere portante del nostro quotidiano; e allora perché non guardarli con occhi diversi prima di abbandonarli, perché non elevarli alla nobiltà espressiva dell'arte. Guardiamoli  con altri occhi: sono la nostra vita, e l'arte è vita. Ecco con queste poche parole, io ho cercato di parlarvi di un ragazzo modenese che con umiltà, passione, spirito di servizio e tenacia è diventato un artista un pittore.
Tratto dalla presentazione a cura di SOFFRITTI VITTORIO

http://www.saltinigianluigi.it/

 
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